lunedì 20 aprile 2015

Peperoni ripieni (4)





Ingredienti (per due)
1 peperone grande
circa 100 gr di quinoa (in questo caso, ho messo anche un po' di amaranto)
una decina di pomodorini ciliegino
una decina di capperi
1 cucchiaino di patè di olive (oppure olive fresche)
uno spicchio di aglio

Cuocere la quinoa come da istruzioni sulla confezione (generalmente il rapporto è tot di quinoa e tot*2 di acqua, ma io ne aggiungo sempre un po' man mano che si cuoce) e soffriggere i pomori tagliati molto piccoli (con la mezzaluna) con uno spicchio di aglio e una decina di capperi.
Condire la quinoa con il pomodoro e le olive e farcire il peperone (io taglio il peperone in senso trasversale, ottenendo degli "anelli", che pongo nella teglia su cui ho già messo olio e pan grattato).
Spolverare con pan grattato (io ho aggiunto anche dei semi di sesamo) e un filo di olio e cuocere in forno, fino a che i peperoni sono cotti.

Frittelle di fagioli, ceci e fave (al forno)

Come al solito, le foto di presentazione dei piatti non sono il mio forte!
In questo caso, poi, ci eravamo già mangiati tutte le "frittelle" quando ho deciso di fare la foto.
Non fatevi ingannare dalla foto e dall'aspetto... queste frittelle sono buonissime! Ammetto che di frittelle, fritte o al forno che siano, non buone non me ne sono venute (ancora).
La mia intenzione era quella di fare delle frittelle di fagioli bianchi di spagna e basta, ma avevo degli avanzi di piselli e fave del giorno prima e ho pensato (bene) di unirli all'impasto.

Ingredienti
250 gr circa di fagioli bianchi di spagna
1 cucchiaio formaggio spalmabile (io mi trovo benissimo, anzi devo dire proprio che adoro questo)
2 cucchiai di fecola di patate
un po' di succo di limone
pan grattato quanto basta
fave e piselli (avanzi)

Quando il composto è denso ma non troppo, formare delle frittelline e cuocere al forno o friggere.

sabato 11 aprile 2015

Una vegana all'estero

Pensavo che, all'estero, i posti in cui mangiare vegano fossero molto più diffusi o che, in ogni caso, il veganesimo fosse, seppur anche non condiviso, almeno conosciuto dalla maggior parte delle persone. Invece, non è stato così.
E sicuramente tutto è stato complicato dalla scarsa conoscenza della lingua del posto (siamo andati nella Svizzera francese) e dal fatto che le persone che abbiamo incontrato nel nostro viaggio pensavano che solo un matto o uno molto malato non mangia la carne.

Descriverò qui alcune delle difficoltà (se così possiamo chiamarle, dato che, alla fine, non sono comunque morta di fame e le vere difficoltà della vita sono ben altre) che ho avuto durante la mia settimana di viaggio.

La prima difficoltà non è stata all'estero, ma alla stazione delle ferrovie di Milano, dal quale abbiamo preso il treno per Berna. Affamata, cerco qualcosa da mangiare in due o tre bar: nulla per me. In uno dei due bar, becco pure il cameriere vegano, affranto quanto me per la situazione. Ripiego, in un distributore automatico, sui Tuc... solo per scoprire che contengono le uova! Alla fine, sempre al distributore, prendo un "sanissimo" pacchetto di patatine fritte.

La seconda difficoltà è stata sul treno Milano Berna, dotato di vagone ristorante. Morta di fame, vado, decisa a pranzare. L'intero menu non prevede nemmeno una pietanza che non contenga carne, pesce, latte o uova, eccetto l'insalata. Ripiego per quella, un po' a malincuore, dato che l'insalata non mi è mai piaciuta... ordino e mi dicono che è finita. Non mi rimane che alzarmi, con un buco allo stomaco sempre più grande.

La terza difficoltà è stata la casa in cui eravamo ospiti. Da due anziane signore italiane, che non hanno idea di cosa voglia dire vegana e che pensano che non mangiare carne sia un'assurdità, che può essere motivata solo da grave malattia, e con cui - al momento di parlare di cibo - si è svolta, più o meno la seguente discussione:
Io: ... no, non mangio carne
Signora1 (faccia sconvolta, come se avessi detto che so volare agitando le braccia): come non mangi carne?!
Signora2 (faccia altrettanto sconvolta, però empatica): oh poverina, che cosa hai? stai male?
Io: no, non sto male... è che gli animali mi...
Signora2: ah, non stai male?! allora come mai non la mangi?
Io: eh, perché, dicevo, gli animali mi fanno p...
Signora1 (rivolta a Signora2): ma certo che sta male! se ti ha detto che non mangia carne è perché sta male, no?! altrimenti perché non dovrebbe mangiarla?!
Io: no... è che io non mangio carne per scel... (occhi increduli e indagatori puntati contro) eh, sì, sto male. In effetti, ho un problema di salute per cui non posso mangiare carne, latte e uova... insomma, tutti i derivati animali. Se mangio questi alimenti poi sto malissimo, quindi li evito
Signora1: ah, poverina... ma il pesce lo mangi, no?
Signora2: ah, sì, certo che lo mangi! domani andiamo al ristorante, fanno certi pesci fritti... vedrai che buoni!
Io: ehm... il pesce no, nemmeno... sono intollerante anche a quello, quindi preferisco non mangiarlo
Signora1: allora mangi solo pasta e pane?
Io: ehm... no, pasta e pane ne mangio pochi perché sono a dieta
Signora1: ma allora cosa mangi?
Io: beh, tutto quello che è vegetale... legumi, verdure, frutta fresca e secca
Signora2: oh, poverina... ma come fai? e noi cosa ti cuciniamo?
Io: mah, non so, della verdura...
Signora2: come della verdura? tipo l'insalata? solo quella?
Io: ...
Signora1: ah, le patate! le patate ti piacciono?
Io (omettendo di dire che proprio le patate non le dovrei mangiare davvero per motivi di salute): sì, le patate vanno benissimo.
(Nota: nonostante le abbia colte di sorpresa con la mia "stramba" intolleranza, le signore si sono comunque prodigate per venirmi incontro e hanno rimpinzato il marito di carne e salumi, che, in una sola settimana, ha mangiato il quantitativo che, prima, a casa nostra si mangiava in sei mesi).

La quarta difficoltà è stata al ristorante nel quale ci hanno portato, famoso per il pesce fritto
Non essendo in grado di spiegare, nel mio francese scolastico dimenticato, il mio "problema" al cameriere, mi faccio aiutare da Signora1 che gli spiega che non mangio carne e fa da interprete per il resto della conversazione, mentre tutto il tavolo (e i vicini di tavolo) mi guarda allibito per il fatto che io non solo non mangio carne, ma nemmeno il pesce, il latte e le uova.
(Per ovvie ragioni, il dialogo che si è - più o meno - svolto, lo riporto in italiano e salto i passaggi in cui signora1 faceva da interprete, facendo finta che io e il cameriere ci capissimo).
Signora1: bla bla bla non mangia carne bla bla
Cameriere: oh, nessun problema, le porto la zuppa di nonmiricordocosa!
Io: ehm, sicuro che non c'è latte o uovo?
Cameriere: no, né latte né uovo, comunque può controllare sul menu
Io (guardando il menu): ehm, qui c'è scritto che c'è la crème fraîche (panna acida)
Cameriere: ah sì, certo, non va bene?
Io: eh, no perché è fatta con il lat... va beh. C'è qualcos'altro?
Cameriere: mmm, vediamo... ci sono le patate fritte
Io: ah, ok, quelle le prendo... altro?
Cameriere: ehm, ehm, non lo so...
Io (spulciando il menu, barcamenandomi tra gli ingredienti in francese): oh, ho trovato! c'è il nonmiricordocosa2, che non contiene nulla di orgine animale... vorrei una porzione di quello!

La quinta difficoltà è stata un negozio bio (di quelli che, apparentemente, vendono anche prodotti per vegani. 
Entro e comincio a guardare. Nulla di vegano, almeno al primo sguardo. Io so comunicare abbastanza in inglese, ma non parlo una sola parola di tedesco e ne parlo 3 di francese e chiedo alla commessa... prima rivolgendomi in inglese e lei non capisce, poi passo a uno stentassimo francese da scuola media frequentata trent'anni fa e pronuncio la parola magica "vegan", pensando che in un negozio di quel genere sia ovvio che sappia almeno per sentito dire cosa significhi, invece, la tipa fa una faccia da tabula rasa completa... il nulla. 
Allora tento di spiegare cosa cerco, con il mio francese maccheronico, qualcosa "no euf et no lait" e la tipa mi indica un piccolissimo scaffale con prodotti, prevalentemente dolciari, con le etichette in tedesco (lingua nella quale non so nemmeno dire buongiorno). Ok, sospiro. Scelgo a caso una cosa basandomi sulla fotografia del prodotto (torta al cioccolato dall'aspetto invitante) e chiedo di confermare che il prodotto sia veg. La commessa mi spiega che non parla il tedesco, quindi non ha la più pallida idea di quello che c'è scritto sulla confezione. Di fronte alla mia evidente delusione (e al fatto che sono decisa a non comprare nulla a scatola chiusa), però, mi fa cenno di aspettare e chiama qualcuno, da una porta esce un tizio e conferma la veganaggine del prodotto. 
Risultato: credendo di aver acquistato dei brownies o qualcosa del genere, mi sono portata in giro per la Svizzera e poi a casa un preparato per torta al cioccolato tedesco (poi l'ho preparato e mangiato a casa, non era nulla di che ma almeno era vegan!).

La sesta difficoltà, a Berna, sono stati diversi negozi che vendono panini e roba del genere, in cui non c'è nemmeno un panino senza formaggio o senza affettati. Però, in uno di questi, ci indicano un posto vegano. Io, felice come una Pasqua, ci vado quasi saltellando. Arrivati al momento di ordinare, scopro che è un locale vegetariano e non vegano e che c'è solo un panino adatto a me. Ovviamente lo prendo. In pratica, sono due fette di pane e, in mezzo, radicchio, melanzane, cetrioli e altra roba sotto'olio (con tutto l'olio del barattolo, immagino). Una roba unta e vagamente disgustosa. Però vegana.

mercoledì 8 aprile 2015

Capirci qualcosa dell'INCI dei prodotti

Quando qualcuno mi dice che cucinare vegano è complicato, io dentro di me sorrido e penso che il veganesimo alimentare è l'aspetto davvero più semplice dell'essere vegani. 
Perché è facile sapere se una mela è vegana oppure no (anche se diventa più complicato quando la lista degli ingredienti è infarcita di cose come la L-cisteina, che è uno degli ingredienti che si trova quasi sempre nelle paste sfoglia industriali)... ma non sempre è facile capire se una scarpa è di pelle vera, pelle finta o ecopelle (con la disinformazione che c'è in merito, poi) oppure vallo a capire con l'inci dei prodotti per il corpo o dei cosmetici... ad esempio, sarà vegan il tin oxide (giusto per dirne uno che mi è capitato sotto gli occhi poco fa, che, comunque, sì, è vegan)?!

Essere vegani in ogni aspetto della vita è un po' complicato, perché spesso l'informazione devi andarla a cercare con fatica... ma non è impossibile. Certo, sono ancora lontana dall'avere una vita completamente cruelty free, ma mi impegno per riuscirci.


A proposito, proprio oggi ho scoperto che la dicitura cruelty free sui prodotti per il corpo e i cosmetici significa che gli ingredienti non sono testati sugli animali, ma non indica assolutamente che gli ingredienti usati non siano di origine animale. Io, molto ingenuamente, credendo che cruelty free indicasse anche che non vengono ammazzati animali per preparare il mio shampoo, usavo felicemente prodotti di marche cruelty free, come ad esempio L'ErbolarioI Provenzali e Vivi Verde, convinta che fossero anche vegan.
Proprio mentre scrivo, cerco di capirne di più e, sul sito de I Provenzali, approdo a questa pagina... quindi I Provenzali non usa ingredienti di origine animale.
Poi approdo su questa pagina... quindi anche Vivi Verde è vegan.
L'Erbolario non si esprime chiaramente in merito, quindi deduco che non lo sia... basta controllare prodotto per prodotto.

Per facilitare il controllo, anche il mio personale di quando faccio acquisti... faccio una lista degli ingredienti non vegan o comunque "sospetti", al momento parto con gli ingredienti usati nei prodotti per il corpo/cosmesi. Conto di aggiornare questo post man mano e accetto suggerimenti.

Elenco degli ingredienti non vegani che possono ritrovarsi nei prodotti per la cura del corpo/cosmetici.

  • Miele: indicato in INCI come MEL o HONEY
    Cera d'api: indicata come CERA ALBA, BEES WAX
    Cocciniglia: E120, CI 75470, Natural Red 4, Crimson Lake o Cochineal (che si trova anche anche come carmine o rosso carminio o acido carminico)

    Propoli: indicata come PROPOLIS CERA / PROPOLIS EXTRACT
    Pappa reale: ROYAL JELLY, ROYAL JELLY EXTRACT
    Lanolina: indicata come LANOLIN, oppure i suoi derivati: Isopropyl Lanolate, AmerlateP, Amerlate W, Lanolin, Iso-Pr esters lanolin fatty acids, Lanesta S, Lanolic acid, Lanolin fatty acid iso-Pr esters, Lanolin acids
    Acido stearico: STEARIC ACID
    Glicerina: GLYCERIN (non c'è distinzione in INCI se sia di origine animale o vegetale)
    Collagene: COLLAGEN, SOLUBLE COLLAGEN, HYDROLIZED COLLAGEN
    Placenta: HYDROLIZED PLACENTAL PROTEIN, PLACENTAL PROTEIN, PLACENTAL EXTRACT
    Latte, panna, siero di latte: LACTIS LIPIDA, LACTIS PROTEINUM, LAC, CAPRAE LAC (latte di capra)
    Lattosio: LACTOSE
    Uova: EGG, EGG OIL, EGG EXTRACT, EGG POWDER, EGG YOLK, EGG YOLK EXTRACT
    Proteine della seta: HYDROLIZED SILK PROTEIN, SERICIN, FIBROIN
    Elastina: ELASTIN
    Sego bovino: SODIUM TALLOWATE (si può trovare facilmente nei saponi) .
(elenco preso da qui)

A questi ingredienti di origine animale ne vanno aggiunti altri:
cheratina, E542 (origine: ossa animali), castoreo, ambra grigia
(in aggiornamento)


Ce ne sono, poi, ancora altri che possono o no essere di origine animale:
l'acido ialuronico, monogliceridi e digliceridi degli acidi grassi noti anche come E471 (origine: corna, unghie e grasso oppure olio di palma, di cocco), il muschio, lo squalene o squalano
(in aggiornamento)



Oltre all'aspetto legato all'origine degli ingredienti, io mi baso molto anche sulla tossicità per me e per l'ambiente dei prodotti che sto per spalmarmi addosso... c'è un dizionario meraviglioso, che consulto da un decennio circa, che si chiama biodizionario, che dà le indicazioni in merito. 
Ci sono altri siti che frequento per lo stesso motivo, di cui possono anche essere scaricate le app sul cellulare, che sono biotiful e è verde?, che hanno anche un database di prodotti, per cui solo indicando il nome del prodotto, è possibile conoscere l'inci e valutare sul momento e rapidamente.
Quindi, passare dall'utilizzo di prodotti qualsiasi senza accertarsi di quello che c'è dentro a un utilizzo consapevole è una cosa che si può fare... certo, il primo step è certamente il più difficile, ma si può fare. Io, dopo anni, sto ancora "studiando".


venerdì 3 aprile 2015

Mozzarisella (ricetta personalizzata)

Era da tanto tempo che non preparavo la mozzarisella in casa. 
Dal momento che domani devo condire un'intera teglia di pasta alla norma (*), ho pensato che era giunto il momento.

Questa volta, la ricetta è mia.

Ingredienti
150 ml di latte di soia
150 ml di panna di soia
3/4 cucchiai di maizena
un cucchiaino di burro di soia
1 cucchiaino di agar agar
basilico in polvere (**)
un pizzico di aglio
sale

Mescolare con una frusta tutti gli ingredienti a freddo (eccetto l'agar agar e il basilico), mettere sul fuoco moderato. Quando inizia a scaldarsi, aggiungere l'agar agar, mescolando continuamente, e poi il basilico. Ben presto si addensa, continuare a mescolare qualche minuto.
Versare in una ciotola oliata. Far raffreddare e mettere in frigo qualche ora.
Sformare.

Questa mozzarisella è volutamente poco aromatizzata, perché mi serve sostanzialmente per aggiungere un sapore a una pasta che è già molto condita e buonissima di suo. Eventualmente doveste seguire questa ricetta, tenetene conto e aggiungete qualche altra spezia.

Questa è la mozzarisella appena versata nella ciotola.
Assaggiata in questa fase mi è piaciuta tanto da raccogliere il fondo
del pentolino con la spatola e mangiarla. 

Ecco  la mozzarisella appena sformata.
Niente, io non riesco a sformare le cose dritte :)


(*) Pasta alla Norma - ricetta originale non vegana tipica delle mie parti: pasta con la salsa, le melanzane fritte, il basilico e la ricotta salata; in alcune varianti, contiene anche la mozzarella.
(**) Ho usato il basilico perché dovevo metterla nella pasta alla norma, ma la prossima volta metterò un mix di spezie.